La traghettatrice di anime da formare
L’Amore è un viaggio… a volte, un viaggio organizzato; a volte, un viaggio solo andata; a volte un viaggio last minute, con una valigia carica di imprevedibile.
In Amore si può viaggiare in mezzo al mare o in una selva oscura.
Si può viaggiare verso qualcuno o qualcosa con il passaporto della riconoscenza e con il Visto, “visto da tutti”, per accertarne il valore dell’esistenza.
L’Amore può essere: una migrazione di rinascita, di ricongiungimento, un viaggio esplorativo tra fondali non ancora toccati.
L’Amore può andare in porto o può arenarsi. Può essere un viaggio in poppa o in prua.
L’Amore può traghettarci, accompagnarci nel passaggio da un assetto o da una situazione, a un assetto o a una situazione diversa, spesso migliore.
Il sentimento fluttuante, può essere da una parte, un nodo barcaiolo che ci lega; dall’altra può diventare il barcone della speranza o lo scivolo di un’imbarcazione con cui ci lanciamo in mare per salvarci.
Cosa succede ad una coppia quando lei è il Capitano e lui il marinaio?
Le donne si sa, sanno viaggiare forte, non solo con la fantasia, ma sanno essere anche “stella di mare” per ogni naufrago senza bussola.
Quando lui non ha il coraggio di Ulisse, ma vuole ritrovare sé stesso come lo Zeno di Calvino, quando lui è un’anima dannata nel girone dell’Inferno, ecco che emerge dalle acque Siremar, la traghettatrice di anime da formare.
Siremar, è una donna di talento, in gamba e tenace che si occupa di sostenere il proprio partner nell’affrontare le sfide della vita.
È lei, esperta in risorse umane, che sacrifica molte delle sue energie per aiutare il compagno in cerca di un porto sicuro ad elevarsi socialmente e personalmente.
Il barcaiolo che va controcorrente, non ha talento in nulla: non sa nuotare, né remare, né governare un’imbarcazione nell’impetuoso fiume dell’esistenza.
Molto spesso si tratta di una tipologia di vogatore che nel momento della difficoltà “tira i remi in barca”.
È un uomo fragile, il marinaio dalle promesse non mantenute. Lontano dall’uomo che non deve chiedere mai, è insicuro e cerca la materialità di una sistemazione in cui sentirsi all’altezza.
Il suo obiettivo è quello di impossessarsi della nave mercantile. Il suo è un finto vittimismo che fa acqua da tutte le parti.
Siremar, dalla femminilità e dall’animo angelico, ama tanto quanto il mare. Con tanta pazienza, istruisce il suo compagno d’avventura, gli fornisce pinne, fucile ed occhiali, lo sprona, lo supporta, lo coinvolge nella rete dei suoi contatti, per fargli fare il salto da quel trampolino, di cui lui è innamorato.
Siremar ama incondizionatamente, è sempre un passo indietro da quel lui in cerca di realizzazione.
Ma Purtroppo quello che appare come un nobile intento compiuto con amorevole slancio si evolve nella maggioranza dei casi in un tragico esito per chi avrebbe, invece, i meriti del successo.
Infatti il traghettato giunto all’altra sponda molte volte salta giù dall’imbarcazione e continua il suo percorso insieme ad altre sirenette che nel frattempo ha fatto abboccare, lasciando la nostra traghettatrice con i remi ancora in mano, esausta per lo sforzo e distrutta per l’abbandono.
Quando l’inetto, divenuto socialmente importante, come Schettino abbandona la nave (che lo ha cullato nella tempesta) … a quel punto cara Siremar “finché la barca va lasciala andare” non remare contro, il mare è un mare magnum e tanti sono ancora i pesci!
Rossana Muraca
Illustrazione: Antonio Cuccaro
