15 Ciripiripì Kodak
Più immagini e meno parole, sembra essere diventato il titolo di uno spot sulla comunicazione visiva via social che “zooma” sull’apparenza, sorvola sul dettaglio, non usa la luce ma abbonda di filtri, creando immagini in formato jpeg sempre meno fisiche, più digitali e facilmente cestinabili.
Il ciiiiiiis, tipico della messa in posa è stato ormai sostituito dal timer dello smartphone. Non si sorride all’obiettivo di un fotografo, ma si sorride per raggiungere l’obiettivo di un istantaneo like in più sulla foto del giorno in bacheca.
Si immortala infatti non più il momento, ma ogni momento: dalla colazione ben apparecchiata per lo scatto, alla maschera aurea a foglia 24 carati per abbattere lo stress da faccia impostata giornaliera. Ed ancora si postano foto da: “guardateci dove siamo e come siamo felici”, a scatti di autocelebrazione scontata: “ho fatto, ho detto”.
Evvai così, con il grandangolo sulle nostre vite che diventano sempre più set cinematografici, in cui reale ed immaginario si confondono ed il romantico: “… ti scatterò una foto di Tiziano Ferro, viene sostituito dall’autodidatta: “… siamo l’esercito del selfie…” di Takagi & Ketra.
Insomma siamo tutti fotografi, nessuno escluso. Figuriamoci, Ciripiripì Kodak, il Rino Barillari, re dei paparazzi e del “me la mandi una foto”.
Ciripiripì, (come il personaggio del tormentone della serie di spot televisivi degli anni Novanta della celebra marca legata alla fotografia), non solo è simpatico ma è alieno della tua vita, perché la spia soltanto. Con occhialoni da aviatore, sorvola sulla tua bacheca in cerca di dettagli, per capire se sei o non sei fotogenica.
Il fotoreporter da social, vuole costruire con le tue foto il puzzle della tua persona. Così è audace e buffo nello stesso tempo. Parte lui con selfie e foto di sezioni di corpo, un po' per far crescere l’ansia da prestazione fotografica. Così tra una parola e l’altra se va bene, ti arrivano ad intervalli ravvicinati: addome, mani, piedi.
Secondo la sua logica, tu (quasi sempre senza conoscerlo) dovresti fare lo stesso. Ti chiede foto mentre dormi, mentre mangi, foto in movimento o statiche. Foto in cui hai la faccia da gattina o sei irradiata dalla polvere di stelle.
Insomma ti chiede una relazione fotografica, in cui l’erotismo si sviluppa in immagini.
Così entrano in gioco le app, per migliorare l’estetica, per aggiungere testo alla foto, per dipingere, eliminare oggetti ed anche persone (effetto c’era e non c’è più). Quindi se nei cassetti avete foto con il vostro ex e volete riutilizzarle, potete rimuovere l’ormai sconosciuto/a.
Infine quando Ciripiripì Kodak vi chiederà: “potrei vederti in foto?”, rispondete che esistete nel mondo reale in carne ed ossa (e più in carne, grazie a Dio!).
Rispondetegli che le persone sono gesti, profumi, espressioni e tanti difetti.
Care donne dal fotoclick, molto spesso vanitoso, non può e non deve bastarci una foto, un selfie o una fototessera.
In fondo, lo sappiamo, noi vogliamo ancora l’album da sfogliare, le foto in cornice e non in una galleria di uno smartphone. Noi vogliamo ancora il rullino da sviluppare con scatti, magari brutti ma a sorpresa.
