Ott 08
2020

Ed eccomi di nuovo in rete!

La rubrica social: Il mio Mark Caltagirone riprende il consueto appuntamento del giovedì accompagnata dalla collaborazione con la @psicologascortese, @IlariaAlbano

Insieme passeremo sotto screenshot i comportamenti “psicosocial” nelle dinamiche sentimentali attraverso l’utilizzo delle varie piattaforme: da Instagram a Facebook a Telegram, soffermandoci sui dettagli che inchiodano e determinano l’andamento delle virtual story.

Quanto i comportamenti “chattaioli” creano ossessione, frustrazione, fanno da mascherina da possibili attacchi reali e innescano dipendenze sfibranti nell’ottica del “Io Chatto, dunque sono”?

Quanto c’è di vero o immaginario in quel flusso di parole ed immagini, chiare a prima vista ma cestinabili e rimangiabili?

E ancora quanto “Durban's spremuto” c’è in quei sorrisi da copertina o profilo?

Quanto l’online e il colore delle spunte Whatsapp implicano un’evidenza o sbugiardano qualcuno?

Alzi la mano o il pollice dal mouse chi non ha dedotto o studiato comportamenti da foto, bacheche, post, like, emoji?

ERA ONLINE CON … è il titolo dunque del bloc-notes, correlato alla rubrica Il mio Mark Caltagirone, che tenterà di riflettere e analizzare quanto gli specchi social possano manifestare insicurezze e generare fraintendimenti e “tarantelle” quasi sempre senza protezione, accendendo spie intermittenti sulle relazioni sentimentali tra uomo e donna.

Relazioni dunque nella vita reale sempre più abitudinarie e multisocial.

Relazioni falò.

Relazioni in cui ognuno balla da solo, piuttosto che vere e proprie storie d’amore.

Così dalle fugaci ed estemporanee conversazioni in chat, dagli interessi linkati, continuiamo ad essere follower di ex senza fine, di corteggiatori senza corte e di habitué di Buongiorno e Buonanotte da tastiera.

Lanciamo frecciatine in piazza un po' come dei Cupido fai da te.

Ci arrovelliamo il fegato più che far battere il cuore, quando lui o lei sono più del dovuto nelle ore notturne online.

Ci interroghiamo su che cosa voglia dire quel tipo che dispensa like come se piovesse.  

Ad un certo punto diventiamo persino come Adua del Vesco che inventa storie o come il Garko del mistero che fa finta di non sapere.

Così dalle direct si sprigionano fiamme, fiammelle e 100… che poi cosa vuol dire vali 100?

Reazioni a foto o Instagram stories, lacrime di insuccessi raccontati in chat come psicoanalisi. Smania o esigenza di vedere, di divorare cose per capire.

Ma per capire cosa?

Visualizziamo per lasciare tracce, blocchiamo per lasciare il segno, spiamo come se dovessimo scovare la prova di qualcosa di immateriale che non ci tocca, non ci abbraccia ma ci scrive.

Interpretiamo faccine e non più sogni.

Così ogni h24 cambiamo stato… stato d’animo, ma alla fine chi siamo non lo sappiamo più nemmeno noi.

Siamo come Facebook o Instagram ci suggerisce?  

Un'unica cosa appare. Siamo diventati nella realtà tutti negazionisti dei sentimenti.

Non ce n’è Amore, non ce n’è!

E questa, non è proprio… UNA BELLA STORIA!

 

 

Rossana Muraca 🍬

 

Condividi su facebook
Pin It